Bellusconne: Una storia siciliana

Bellusconne: Una storia siciliana – Franco Maresco – 2014

Quando la cultura mafiosa si affaccia sulla piazza straripante delle celebrità

“Tanto mi fa incazzare ma resta dentro di me la città della mia vita, quella con la luce più bella del mondo”. Maresco e Palermo. La città dov’è cresciuto, la città che l’ha formato. La cartina di tornasole di quel modo tutto particolare di essere “italiani”.

Siamo al quartiere Brancaccio di Palermo e la telecamera punta su di lui, Ciccio Mira, impresario illustre della zona sia per il fatto di scoprire delittuosi talenti come Erik, cantante neomelodico partenopeo, sia perché è il segretario perlopiù “attento e puntuale” delle cosche mafiose. Nelle sue mani arrivano le tante richieste di “cari saluti e abbracci” e grazie alle sue scoperte musicali queste riescono ad essere spedite indisturbate a tutti i carcerati mafiosi, gli “ospiti dello Stato”. Chiedere della Mafia a Palermo è un’impresa non da pochi: nessuno ne vuole sentir parlare, anzi meglio se a microfoni spenti, e dopotutto “perché dire no alla Mafia?”.

Chi meglio di Maresco, loro compaesano e da sempre cineasta attento e anarchico, dannatamente Cinico (TV) poteva delineare un quadro così veritiero e sincero di questa Sicilia così viziata, impotente, in attesa di un Cavaliere (quello di Arcore soprattutto) che la salvi, gli crei posti di lavori, gli migliori la vita, etc…A questa carovana d’eccentricità, questa che si raduna sulla piazza per i concerti paesani, “Forza Italia” manca davvero molto.

Maresco con Bellusconne punte le sue ciniche e sovversive telecamere sulle peggiori peculiarità di noi italiani e sulla piaga che ogni giorno ci fa affossa, ci abbruttisce: la Mafia

E così inseguendo l’autore della canzone “Voglio conoscere Berlusconi” Maresco rintraccia le amicizie, i legami che l’ex premier ha intessuto in terra sicula: quelle stesse conoscenze che gli hanno permesso la scalata alla televisione privata negli anni 80, e che non l’hanno lasciato solo neanche quando salì a Montecitorio. Soprattutto Dell’Ultri, il paciere tra lui e le cosche mafiose, a cui Maresco riesce a rubare perfino una scottante intervista. Lui, vittorioso sopra un trono di scena si apre alla telecamera e ai microfoni dell’autore ma proprio un attimo prima di un’incisiva confessione sull’amico Silvio, il contatto audio si rompe e l’intervista si interrompe.

Questo è stato solo uno dei contrattempi ed impedimenti che hanno rallentato e annichilito il Maresco, fino a farlo desistere dal progetto filmico e farlo ritirare, come fosse un latitante, in qualche luogo celato all’insaputa anche dei suoi stessi amici. Così il suo amico Tatti Sanguineti decide di arrivare a Palermo per tentare di ripercorrere e ricostruire il puzzle dei suoi ultimi spostamenti ma quello che si trova davanti sono solo tante ore di filmato, interviste, bobine. Del loro autore nemmeno l’ombra. Da queste escono fuori intensissime interviste in bianco e nero che mettono in luce le peggiori peculiarità di noi italiani: l’omertà, l’ignoranza, la scaltrezza, la corruzione e la sottomissione a quella piaga che ogni giorno ci fa affossa, ci abbruttisce: la Mafia.

Quell’ironia sconfinata, senza barriere, dissacrante che lo ha dannato per tanti anni relegandolo, come sottolinea anche lo stesso Sanguineti, nella cerchia dei contrari, degli anarchici, senza mai farlo accedere al palco dove scrosciano gli applausi.

Ma finalmente oggi Maresco raccoglie le verità e le debolezze del tessuto sociale e culturale palermitano e le trasforma in un saggio sociologico completo, esaustivo di noi italiani del nuovo Millennio e con questa opera carica di humor, tragicomica, assurda e sovversiva – riesce ad uscirne vincitore, nonostante l’enorme difficoltà a portarla a termine. Il suo essere “genio ribelle” finalmente gli è riconosciuto, e nonostante abbia scelto ancora una volta la strada più ripida per arrivarci, questa volta è in cima. Ed il premio speciale della giuria Orizzonti a Venezia 71 ne è la testimonianza.

Voto: 8/10

#esseresovversivi #esserecinici #essereitaliani

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