Confessioni di una mente pericolosa

Confessioni di una mente pericolosa – George Clooney – 2003

Il primo film dell’elegante George Clooney alle prese con la leggendaria doppia vita di Chuck Barris

Mi chiamo Chuck Barris, ho scritto canzoni pop, sono stato un produttore televisivo e sono responsabile di aver inquinato l’etere con spettacoli puerili, e per di più ho assassinato 33 esseri umani”.

Chuck Barris, questo protagonista ricciolino figlio di una generazione nata sotto l’ombra della Guerra Fredda ma cresciuta anche nell’America del boom economico, ci disorienta. La sua risata forzata, la stessa che vuole vedere tra le fila del suo pubblico, tratteggia i contorni di uno show man che punta allo share e ai picchi d’ascolto piuttosto che ad uno spietato sicario che ha visto la morte in faccia.

Confessioni di una mente pericolosa è il primo film in cui l’elegante George Clooney si pone oltre che davanti anche dietro ad una macchina da presa e coadiuvato dal brillante sceneggiatore Charlie Kaufman, decide di prendere come soggetto la biografia di questo conduttore della televisione americana degli anni Sessanta dalla “doppia personalità” e metterla in pellicola.

Confessioni di una mente pericolosa è infatti l’adattamento cinematografico delle memorie (presunte e in parte anche smentite) della leggendaria doppia vita di Chuck Barris, celebre conduttore televisivo americano negli anni Sessanta ed autore di alcuni dei programmi tv più amati dal pubblico ma anche agente e sicario in incognito della CIA.

Confessioni di una mente pericolosa è un’insolita storia americana da raccontare o forse è così troppo americana da risultare insolita

Una bella sfida, un’insolita storia americana da raccontare o forse è così troppo americana da risultare insolita. Una storia però con un risultato che tarda a convincere il pubblico: neanche Clooney crede che questo sedicente conduttore sia stato, un tempo, anche un killer dal sangue freddo: lo priva di qualsivoglia capacità di detective, rende le sue “imprese” al limite del ridicolo, colma la scena di stereotipi e déjà-vu tanto che anche un Humphrey Bogart si possa sentire fuori luogo e talvolta fa sentire lo spettatore come all’interno di qualche suo show, tra risate fuori campo e colpi di scena studiati a tavolino.

A chi credere quindi? Al Chuck Barris imbonitore televisivo oppure al Chuck Barris spia della Cia? Le due vite si mischiano, tanto che l’una interseca l’altra: il killer diventa un intrattenitore di pubblico (è da puro anchorman la scena dell’uccisione dell’uomo con gli sci ai piedi nella Berlino Ovest) mentre piano piano all’interno della sua vita reale le pareti si tinteggiano di noir, si annidano pensieri, oscurità e sospetti.

La biografia di Chuck Barris non è mai confermata dalla CIA come se quel suo periodo da agente in incognito non fosse mai esistito: in Confessioni di una mente pericolosa sembra che Clooney dietro alla sua macchina da presa e Kaufman con copione alla mano riconoscano questa verità e anzi ne siano lieti: come sarebbero riusciti a creare, diversamente, un soggetto più rappresentativo della loro nazione con vizi, ambizioni e ipocrisie come questo?

Voto: 6.5/10

#doppiapersonalità #storieamericane #irricordabile

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