
East is East-Damien O’Donnell -1999
“East is east” ed il Melting Pot vissuto nelle periferie britanniche
Salford, vicino a Manchester, inizio degli anni settanta. I Khan sono una famiglia multietnica: il padre pakistano, emigrato in Gran Bretagna ma ancora saldo ai principi della sua cultura, la madre british e progressiva ed infine i loro sette figli in continua lotta tra una tradizione ereditata e l’integrazione con la controcultura inglese nella quale vivono. E qui, l’equilibrio familiare si sfalda, sotto i colpi di una società in continuo mutamento.
Tratto dalla brillante commedia biografica di Ayub Khan-Din, East is East lega intrecci melo-drammatici ad un raffinato humor inglese, raccontando il Melting Pot vissuto nelle periferie britanniche nell’epoca della controcultura giovanile degli anni 70. E O’Donnell rappresenta, con questa sua prima opera, un ironico affresco di una generazione che lotta doppiamente: per far uscire i propri diritti fuori e dentro le mura di casa.

East is east è quel cinema britannico che indaga nelle comunità, nei dissidi famigliari, tra gli obblighi e le rinunce di una cultura che mal si integra con la società moderna
East is east è il manifesto di chi si scontra per far emergere la dura realtà barricata dietro a naturalizzati immigrati, i contrasti di una generazione che cerca di integrarsi con la società di arrivo e che sente propria contro una radicata cultura islamica fatta di matrimoni combinati e tradizioni da rispettare ed infine la lotta per affermare di essere il diverso dei diversi.
Dietro a questa brillante commedia sono tanti i temi di riflessioni toccati: il fenomeno sociale dell’integrazione etnica (la folta comunità del sud-asiatico che affolla i quartieri britannici), lo scontro tra una società di partenza e quella di arrivo (lo stesso padre di famiglia che nonostante il peso di portare avanti le sue tradizioni con sé stesso e i suoi figli decide di sposare una donna britannica), l’emancipazione dei figli e la presa di possesso della propria libertà.
East is East si situa in quel filone di cinema britannico che indaga nelle comunità pakistane, nei dissidi famigliari, tra gli obblighi e le rinunce di una cultura che mal si integra con la società moderna. O’Donnell sceglie una girandola corale di situazioni comiche e stravaganti, ma anche dure e violente che non possono che catturare lo spettatore. Si ride, si sdrammatizza ma si riflette. Fino alla fine.
Voto 8/10
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