L’immagine mancante

L’immagine mancante – Rithy Panh -2013

L’immagine mancante è quella che ci dà modo di riflettere e di ricordare la Storia della Cambogia

“Per molti anni ho cercato l’immagine mancante: una foto scattata tra il 1975 e il 1979 dai Khmer Rossi quando governavano la Cambogia… Di per sé, ovviamente, un’immagine non può testimoniare un omicidio di massa, ma ci dà modo di riflettere, ci spinge a pensare, a ricordare la Storia. L’ho cercata invano negli archivi, nei vecchi documenti, nei villaggi di campagna della Cambogia. Oggi lo so: questa immagine deve essere mancante. Non la stavo cercando davvero: non sarebbe infatti risultata oscena e insignificante? Così l’ho creata. Ciò che oggi vi consegno non è né l’immagine, né la ricerca di un’unica immagine, ma il quadro di un’indagine, quella resa possibile dal cinema”. Lui è il regista cambogiano Rithy Panh, oggi autore del documentario “L’image manquante” ma in passato fu uno dei pochi a fuggire dal genocidio cambogiano degli anni ‘70.

In questo film non ci sono attori, nessun essere vivente, solo pupazzi di argilla a riempire ogni sequenza e una voce narrante che rievoca ciò che è stato, vissuto e subito in quei terribili anni dimenticati.

Il cinema perfeziona “l’immagine mancante” e se il crimine viene raccontato, il dolore può finalmente uscire fuori

E’ il 1975, la città di Phnom Penh per il giovanissimo Rithy Panh è un oasi di vita, profumi, idee, colori. Di libertà. Ma tutto viene spazzato via dall’ingresso delle truppe rosse di Pol Pot che impongono presto a tutto il popolo l’ideale di un socialismo violento, agghiacciante, tiranno.

Abbracciare la nuova via di liberazione è il credo dei Khmer rossi che impongono alla popolazione l’esatto contrario: la libertà di ogni singolo individuo sarà calpestata, martoriata, il pensiero individuale sfiorito, afflosciato e la vita stessa profanata.

Il bambino di quei anni ora è diventato un adulto che ripercorre, indelebili, quei giorni di condanna, fa tornare a galla la sua infanzia violata, le ingiustizie subite (nel genocidio cambogiano perse completamente tutta la sua famiglia) ed il dolore sedimentato nel profondo di sé stesso, la sofferenza custodita da tutto il popolo cambogiano, depredato e violentato può finalmente, ora, uscire fuori.

E’ quell’immagine mancante a tormentare il regista: lui la cerca e la crea, letteralmente, dalle sue mani, dà vita e voce al suo popolo ed il linguaggio cinematografico perfeziona questa “immagine”: il crimine su un intero popolo ora è raccontato, riportato e avergli donato un senso può – in parte – supplire alla profonda privazione vissuta in quei tortuosi quattro anni.

Voto 8.5/10

#meraviglia #sofferenza #potenzadelcinema

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