
Marigold Hotel – John Madden – 2012
Un tè delle cinque speziato ed aromatico
L’infuso aromatico e speziato di un bel tè delle cinque. Sorseggiato con calma sul finire della giornata. Marygold Hotel è proprio così, un bel piacere da concedersi con calma: l’umorismo british si fonde con le note più speziate e calde dell’anima indiana e proprio come una buona tazza di tè, questo film scende piacevolmente sui nostri occhi.
Ed è qui, in questo hotel dell’India che otto pensionati britannici, schiacciati dall’ordinaria e stancante vita quotidiana, decidono di trasferirsi, attirati dalla pubblicità di un lussuoso hotel. Ad attenderli non sarò lo sfarzoso albergo che si aspettavano ma una decadente struttura tenuta in bilico da uno zelante giovane direttore.
Superata la delusione iniziale, gli otto protagonisti si adatteranno alla nuova terra riscoprendo esperienze e passioni sopite che inevitabilmente cambieranno il corso del destino per tutti loro.

L’ora del tramonto che fa favoleggiare
Sarà per le ambientazioni, un’India viva, straripante ed accogliente, sarà per un cast di attori strepitosi, Judi Dench e l’imperturbabile Maggie Smith in prima fila, sarà per una sceneggiatura così lineare ma sfoggiata con profonda delicatezza. Sarà per questo che Marygold Hotel è un film da apprezzare.
Riesce a parlare di amore, sesso, morte, solitudine e drammi, dando voce a quella generazione che ancora non si considera all’ora del tramonto. E’ appunto la rivisitazione dell’età senile la chiave di volta di tutto il film: l’anziano che non vuole più essere relegato ad una mera sussistenza ma richiede un ruolo attivo nella propria vita, deciso a riadattarsi e ricostruire la propria esistenza, coltivando i semi per una seconda primavera che è ancora in tempo di arrivare.
E quale posto migliore se non l’India, culla degli splendori del passato con la sua esotica atmosfera e dispensatrice di saggezza poteva essere l’ambientazione più azzeccata per porsi domande sulla propria esistenza?
Ma in quest’epopea corale che fa del suo punto forte l’interpretazione posata e tipicamente inglese dei protagonisti, risulta, a tratti fuori luogo la parentesi dedicata al vissuto del giovane Sonny (Patel, già protagonista di The Millionaire). Una macchietta che stona dentro uno schema impostato e ben avviato, generando un visibile contrasto.
Marygold hotel fa della fluidità il suo punto forte e per ¾ di pellicola si viaggia ad un’ottima andatura, mentre nell’ultima mezz’ora si accelera bruscamente tanto che le ultime battute si fanno decisamente claudicanti.
Madden aveva buone intenzioni ( anche se in qualche scena ha un po’ esagerato con le zollette di zucchero nel tè) ed il suo intento di far favoleggiare, emozionare e sognare lo spettatore, almeno per le due ore di durata del suo film, è sicuramente riuscito.
Voto 7/10
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