Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminata – Liev Schreiber – 2005

La leggerezza dei tempi bui

Jonathan è uno studente ebreo americano che decide di recarsi in Ucraina, patria dei suoi nonni, per cercare Augustine, la donna che salvò, quasi 50 anni prima, suo nonno dal massacro nazista. Per portare alla luce il passato, Jonathan parte con una vecchia fotografia alla ricerca del dimenticato paese di Trachimbord. Ad accompagnarlo le guide locali del luogo – Alex, suo nonno ed il loro cagnolino – le cui storie dimenticate e celate si fonderanno, passo dopo passo, in questo viaggio di scoperta e riscoperta dentro la campagna ucraina.

Tragico ma anche esilarante. Profondo e comunque illuminante. Ce lo dice anche il titolo. Ogni cosa è illuminata sorvola un momento storico sul quale pochi si sentono in diritto di trasparire leggerezza: l’Olocausto e la deportazione e umiliazione di milioni di ebrei.

Eppure Jonathan Safran Foer, giovane e brillante scrittore dell’opera omonima e Liev Schreiber, regista neofito che ha deciso di portare sullo schermo questo caso letterario, hanno cambiato semplicemente penna e traiettoria e saputo, comunque, raccontare con eleganza e saggezza il dolore e la paura dei tempi bui, ricomponendo la memoria e i tasselli di storie dimenticate nella polvere.

Un collezionista di ricordi alla ricerca delle proprie origini

Ogni cosa è illuminata è la storia, prima di tutto, di un popolo. Gli yiddish, il cui film rende omaggio proprio nella sua modalità di narrazione. I colori ed il contrasto luci-ombre, l’attenzione ai particolari e i dialoghi “fuori posto” (proprio come questo popolo ancora senza una patria) richiamano l’essenza, la cultura e le loro tradizioni più pittoresche. Messe ancora più in risalto dalla presenza della cultura “americana”, diversa ed estranea.

Ci va coraggio e una certa lungimiranza a rincorrere con lievità il traguardo di un film che nasce come semi-impegnato e che poi lo diventa veramente. Sono tante le pellicole che trattano il filone, riguardevoli e autorevoli sì, ma sicuramente il punto a favore di questa pellicola è il fatto di voler volutamente giocare con lo spettatore, con ironia, facendolo partecipare profondamente alla storia. Con uno spicchio di follia ma seminando, allo stesso tempo, elementi di profonda riflessione: la vita, la morte e il destino che implacabile si scontra contro di noi.

Ma anche la ricerca delle nostre origini e delle tracce che seminiamo giorno dopo giorno. Questi indizi sono anche l’emblema dello stesso del protagonista (un alter ego dello stesso scrittore) : un collezionista che raccoglie, cataloga e conserva ogni più piccolo elemento di ricordo. Per rammentarci, sempre, di non dimenticare.

Voto 7,5/10

#tragico #profondo #illuminante

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