
Soul Kitchen – Fatih Akın – 2009
Soul Kitchen è cibo per l’anima ed un gustoso piacere per gli occhi
Cibo per l’anima. Soul Kitchen si assaggia così. Tra salse di funky e R&B, speziati incontri di carne e policromatici miscugli culturali.
Zinos è un cuoco dilettante di origine greca che gestisce nella periferia di Amburgo Soul Kitchen, un locale ricavato da un ex-magazzino. Attorno a Soul Kitchen ruota tutto l’universo di Zinos: la fidanzata Nadine, giornalista ambiziosa desiderosa di scappare in Cina, il fratello Illias in libertà vigilata e dedito alle bische di gioco clandestine, la cameriera Lucia, artista sensuale e corrompente e un vecchio compagno di scuola di Zinos, Neumann, interessato a comprare il locale ad ogni costo. Lo sfortunato Zinos dovrà far fronte a tutte le problematiche del locale e dei suoi stravaganti personaggi fino a quando un ernia al disco gli impedirà di continuare il suo lavoro in cucina. Verrà sostituito da Shayn, un cuoco tanto esperto in haute cousine quanto irascibile ed eccentrico, che riuscirà però a trasformare Soul Kitchen nel locale più in voga di tutta Amburgo.

Soul Kitchen e l’impresa di far germogliare una sconsolata periferia tedesca in un nucleo straripante di vita, amore e passioni
Fatih Akin, fino ad ora narratore di microcosmi periferici e dei loro contrasti multiculturali (ne La sposa turca se ne possono respirare a pieni polmoni) in questa brillante commedia cambia registro e trasforma una sconsolata periferia tedesca in un nucleo straripante di vita, amore e passioni quasi volesse immortalare un angolo di Manhattan europea.
Proprio come Soul Kitchen, il locale prima diroccato che magicamente diventa il centro pulsante della vita notturna, così il regista riesce a far germogliare nuova linfa pulsante laddove c’erano solo erbacce.
Non a caso l’attenzione alla buona cucina, all’ottima musica, alle passioni, tanto quelle amorose come a quelle più erotiche ne è l’emblema più assoluto. Un manifesto all’edonismo più sfrenato e alle cose belle della vita da non perdere.
Lo stesso Zion vive attorcigliato da problemi, mal di schiena lancinanti, seccature, imbrogli, gli stessi che prima lo risucchiano e poi tanto follemente lo trascinano in questa carovana eccentrica di gag, situazioni folli e avventure tutte però giustificate e soprattutto tutte (o quasi) di buon gusto.
Anche la macchina da presa è contagiata dall’energia prodotta dal film: la colonna sonora scandisce il ritmo delle scene senza quasi mai lasciarle da sole. Ironica e curiosa, a tratti irrispettosa e dissacrante ma alla fine anche riflessiva e malinconica.
Bousdoukos e Ünel riescono anche a portare sulla scena due personaggi che sfiorano il cult: Zion da una parte con il suo essere parafulmini delle vite altrui e Shyan all’estremo posto, l’artista folle e magnetico.
Voto 8/10
#cult #passioni #edonismo