
This must be the place – Paolo Sorrentino – 2011
Un grottesco capace di risvegliare i sensi
Un piacere visivo, un piacere per l’anima. Preciso e accurato in ogni inquadratura, vivace e penetrante in ogni dialogo, “This Must be the place” riesce a raccogliere il grottesco e a fonderlo con il rigore, condendolo di umorismo e farcendolo di profondità.
E’ un viaggio dentro il viaggio che il protagonista, Cheyenne, ex rock star degli anni d’oro ormai intorpidito e annoiato dalla sua vita attuale a Dublino, intraprende in America dopo la morte del padre, con cui ha chiuso i legami da trent’anni.
Accanto al suo trolley, emblematica figura del peso insospettabile che si porta da anni, Cheyenne decide di fare luce sull’ossessione paterna di tutta una vita: ritrovare un criminale nazista dal quale aveva subito un umiliazione nei campi di concentramento.
La maschera, fatta di rossetto e cerone che il protagonista si porta dietro per tutto il film, lascito della sua vita celebre trascorsa su un palcoscenico, si sgretola così ad ogni km percorso in questa America dalle mille sorprese e scoperte, lasciando posto al vero sé stesso rimasto silenzioso fino adesso.
“Home is where I want to be” recita la canzone dei Talking Heads, la stessa che dà il titolo al film (non è un caso che Sorrentino sia un grande fan del gruppo new wave statunitense): ed è proprio su queste note che Cheyenne risorge, come da un lungo letargo, raggiungendo il suo vero posto nel mondo “feet on the ground, head in the sky”.

Un viaggio intimistico che apre voragini
Un viaggio intimistico che districa quei traumi, quelle mancanze rimaste sopite, un viaggio capace di riaprire quella voragine chiusa con un colpo di cipria e che solo alla fine si decide di “denudare” da ogni trucco, un vero ritorno alla superficie della vita dopo una lunga apnea.
Sean Penn disegna magnificamente come un contorno occhi un personaggio che sarà difficile dimenticare e Sorrentino, scrupoloso ed esigente, lo guida in una strada geometricamente disconnessa, esteticamente genuina: in ogni inquadratura ci fa vedere quello non ci si aspetta collocando però ogni dettaglio nel suo giusto posto.
Divertente senza essere banale, delicato ma mai leggero, brillante accanto alle sue “ombre” This must be the place risveglia completamente i sensi nei suoi spettatori.

Voto 8.5/10
#visibilmentepotente #esteticamentebillante #lucidamentepenetrante