
Un padre, una figlia – Cristian Mungiu – 2016
Mungiu e la voglia di riscatto della Romania
Romeo, medico di una cittadina rumena è il padre di Eliza, giovane alle soglie della maturità. L’adorazione che nutre per la figlia lo porta ad immaginare e progettare per lei un futuro diverso dal suo e di speranzoso successo, proprio lo stesso che la Romania all’indomani di Ceaușescu a lui non ha concesso: abbandonare il suo sconfortante paese per frequentare un’università prestigiosa in Inghilterra.
Sempre per amore della figlia continua a vivere sotto il tetto coniugale seppur tra lui e la moglie non vi sia più alcun tipo di rapporto e avendo anche, già da alcuni anni, una relazione extraconiugale con un insegnante.
Eliza, per lui, viene prima di tutto. Anche prima dei suoi stessi principi di integrità etica e morale.
Eliza però non è convinta di partire. In Romania ha un fidanzato, degli amici, la sicurezza della sua famiglia. Ma Romeo è molto ostinato al riguardo. E proprio alla vigilia della prova di maturità della ragazza, Eliza viene aggredita da un malvivente. Quest’episodio comprometterà la sua possibilità di passare l’esame egregiamente, ovvero l’unico biglietto per concretizzare il sogno inglese ed abbandonare definitivamente la decadente patria.

Il tortuoso sentiero delle conseguenze delle nostre scelte
Romeo non si dà pace. La figlia deve andare all’estero, ad ogni costo. Per cercare di far passare a pieni voti gli esami inizierà un percorso di non ritorno disseminato di piccole e grandi corruzioni, baratti di favori e concessioni altolocate ma anche di bugie, frustrazioni ed inquietudini continue, persecuzioni così sottili ed affilate da creargli addosso un costante senso di agitazione. Lo stesso che si può provare nell’istante in cui, proprio di fronte ai nostri occhi, un vetro va in frantumi, senza capire chi e perché è stata scagliata questa pietra che irrimediabilmente lo ha mandato in pezzi, per sempre.
Mungiu fa provare allo spettatore lo stesso senso di inquietudine, l’uguale carica di sospetto e l’identico affanno che il medico rumeno vive per tutto l’arco del film. Ma dribbla sul finale lasciandolo aperto, con troppe domande senza risposta. Una fra tutte: è giusto riversare sui figli i propri desideri e desiderare che essi compiano quei passi che cancellino i nostri rimorsi o le nostre paure?
Voto 7 /10
#inquietudine #affanno #amarezza