35°Torino Film Festival (Edizione 2017)

5 titoli dell’ultima edizione del TFF che non hanno mancato di stupirmi, emozionarmi e letteralmente conquistarmi nel buio di una sala di fine novembre:

  1. A voix haute, Speak Up (A voce alta – La forza della parola) – Stéphane de Freitas, Ladj Ly – 2016

Eloquentia è il concorso indetto dall’Università di Saint-Denis alla periferia di Parigi per eleggere il miglior oratore tra i suoi studenti. Questi, formati da veri professionisti del settore, possono così sperimentare diverse tipologie di lezioni ed esercizi per dare la giusta voce alle loro idee ed al proprio trascorso in una vera e propria gara di talenti.

Un film che è soprattutto un documentario. Un documentario che è soprattutto un’analisi sociale della Francia multietnica di oggi ma anche e soprattutto un documento filmico notevole che insegna come già dai banchi di scuola si possa allenare non solo il linguaggio e l’arte dell’espressione e dell’oratoria ma anche la potenza delle idee di ognuno di noi. Per me, per nulla appassionata di talent show è l’unico “X Factor” da guardare: geniale, educativo, emozionate ed esaustivo!

  1. A taxi driver (Jang Hoon) 2017

Corea del Sud, 1980. Un ignaro taxista deve trasportare un fotoreporter tedesco alla cittadina di Gwangju, interessata da una protesta studentesca che presto sfocerà in un vero massacro da parte della dittatura militare operante in quegli anni nel Paese asiatico.

Avido, menefreghista ed anche egoista, questo taxista un po’ macchiettistico ridimensionerà completamente i suoi valori durante un viaggio destinato a cambiargli completamente l’esistenza.

Non c’è che dire: la storia è lineare, divertente, drammatica ed emozionante allo stesso tempo, imbevuta di tutti i cliché di un perfetto blockbuster americano in corsa per gli Oscar. Solamente che dietro alla macchina da presa c’è un ancora uno sconosciuto regista sudcoreano e nella sceneggiatura una pagina di storia nel vicino Oriente che pochi ancora conoscono. Due ottimi motivi per apprezzarlo dimenticandosi (momentaneamente) dei suoi “limiti”.

  1. Don’t forget me (Ram Nehari) 2017

Una ragazza anoressica detenuta in una clinica per disturbi alimentari ed un visionario e folle suonatore di tuba si incontrano per caso, s’innamorano o credono di farlo, fuggono, iniziano a sognare un futuro insieme lontano da una Tel Aviv aspra ed infertile. Ma la freccia lanciata da Cupido non può che atterrare su un terreno indomabile, quello di due ragazzi completamente alla deriva da se stessi.

Pulito e sincero, drammatico ma anche leggero e sognante “Don’t forget me” è una bellissima prima prova di un regista israeliano che ha saputo raccontare il malessere con grande fiducia e spensieratezza verso il futuro. Premio come miglior film a questa edizione del TFF più che meritato. E si poteva già intuire dai titoli di testa…

  1. Out of the blue (Dennis Hopper) 1980

Cindy è un’adolescente arrabbiata e ribelle. Suo padre è in carcere e sua madre è una tossicodipendente. La ribellione adolescenziale si esterna non solo con una passione smisurata per la musica punk, per Elvis Presley, Johnny Rotten e Sid Vicious ma anche scappando di casa ed in atteggiamenti sovversivi e rivoluzionari fino a giungere ad un finale agghiacciante e furioso che non può che celare un malessere ancora più radicato e spaventoso.

Un vero racconto punk, molto urlato e nevrotico, con un Dennis Hopper sia dietro alla macchina da presa che sullo schermo, inquietante e cattivo ed una giovane protagonista che è la vera incarnazione della ribellione punk di quegli anni. Indimenticabile.

  1. Sisters (Le due sorelle) – Brian De Palma – 1973

Un delitto osservato da una finestra da una giornalista un po’ impertinente, due sorelle gemelle le cui vere identità sono celate ed immischiate in un delirio perverso, ossessioni ed istituti psichiatrici in un crescendo di tensione in perfetto stile hitchcockiano con un finale ironico ed un po’ sarcastico.

Forse siamo in una fase ancora embrionale e di fronte ad un regista ancora incerto dietro alla macchina da presa. Inoltre potrebbe essere discutibile anche la scelta degli attori (leggermente troppo amatoriali) ma sicuramente in questo primo thriller – horror in puro stile anni 70 di De Palma ci sono tutti gli elementi. Ottimi elementi. Tanto che il film è così efficace dal punto di vista narrativo e visivo che può essere perfettamente ricordato come un piccolo cult del genere.

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